Il poeta e la luna
Wednesday, August 4th, 2004Trad: Anton Angelo Chiocchio
In un cristallo d’echi, il giovane
poeta va per la via bruna,
mentre i suoi occhi, verdi d’etere,
aprono grotte nella luna.
La luna rotola sul fianco
rabbrividendo di lascivia;
sfiora il poeta, esangue e bianco,
le curve tumide di Trivia
cui soffice, tra le nitenti
sfere, biondeggia un vello fulvo;
il giovane, con gli occhi spenti,
socchiude il pettine alla luna.
Flussi di luce, flussi d’acqua
distilla pallida la cruda
ferita: il giovane si sciacqua
nella dolcezza che trasuda.
Arsa consunta disperata
la luna giace ora in decubito;
il pigro avvento dello spasimo
la fa piá aguzza, piú falcata.
Alle carezze sulle braccia,
sul grembo madido che infuria,
la luna ad arco ormai si allaccia
in un delírio di lussuria,
sin che, maturo, il frutto gronda
in lunghi fremiti. Denuda
la luna l’altro quarto e affonda
e s’abbandona, pazza e muta.
L’orgasmo scende dallo spazio
disfatto in stelle, sciolto in nuvole;
dal mare il vento reca il sazio,
il salso odore dell’amata
che intanto cresce, nell’ebbrezza,
estua, s’innalza, si dilata,
mentre il poeta sbigottisce
all’incredibiie bellezza.
Infine l’astro s’assopisce
stanco, si spegne piano piano.
Anche il poeta é già lontano,
avvolto in piume, in melodia.
Ora è la notte che impazzisce
nel chiostro della gelosia.




















